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Il vescovo Pagani: in Malawi Chiesa decisiva per la democrazia

creato da stefano parolini — ultima modifica 26/08/2011 08:57

La Chiesa del Malawi ha dato la spinta decisiva nel cammino verso la de­mocrazia. È una Chiesa che fa e da molto, sia so­cialmente, sia nel dare speranza nel presente e nel futuro della nazione e della popolazione». Sono le parole di monsignor Ales­sandro Pagani, 70 anni, nativo di Torre Boldone, monfortano, nominato il 3 aprile scorso vescovo di Mangochi in Malawi (Afri­ca). E tornato a Bergamo nelle scorse settimane per un breve periodo di vacan­za.

Vescovo Pagani

Monsignor Pagani, lei è al primi passi come vescovo di Mangochi.

«Come primo passo, do­po un'ampia consultazio­ne fra il clero, ho nomina­to il nuovo vicario genera­le, che è un prete indigeno molto stimato, e ho costi­tuito i Consigli presbitera­le e pastorali diocesani. La mia azione pastorale pun­ta sulla cura della forma­zione sia del clero, sia dei catechisti, che sono gli evangelizzatori del loro po­polo. Inoltre, ho proposto agli altri vescovi di sceglie­re il vasto Seminario di Mangochi come sede di quello nazionale interdiocesano. Ho ini­ziato a visita­re le 19 par­rocchie della diocesi, in maggioran­za molto vaste, con difficoltà nel raggiun­gere le numerose chiese succursali. Così ho deci­so di dare a ogni prete no­vello una motocicletta, che consente spostamen­ti rapidi».

CI sono problemi di fonda­mentalismo Islamico?

«Fra cattolici e musul­mani c'è dialogo, rispetto, collaborazione e recipro­cità, come si dice in Euro­pa. Però non esiste reci­procità nelle zone dove sono pre­senti frange fondamentaliste infil­trate da al­tre na­zioni africa­ne. So­no frange che stanno costruendo mo­schee dap­pertutto e seminano zizza­nia contro i cattolici. For­tunatamente, le autorità musulmane locali prendo­no le distanze e il governo vigila. A riguardo, è urgen­te correggere la mentalità diffusa in Europa, che aiu­ta per le opere sociali, ma tentenna nel concedere aiuti per costruire chiese o strutture pastorali, qua­si fosse denaro sprecato. Missionarietà significa evangelizzare, che si espri­me anche, ma non soltan­to, nelle opere sociali».

Quali sono le emergenze sociali del Malawi?

«Indubbiamente quelle legate a povertà e malat­tie, soprattutto l'Aids, che tocca il 30% della popola­zione e che si sta combat­tendo in centri ospedalie­ri con l'aiuto di volontarì, come quelli della Comu­nità di Sant'Egidio di Ro­ma. I medicinali sono scarsi e negli ospedali spesso sono venduti ille­citamente dal personale per intascare denaro. La situazione agricola è mi­gliorata grazie agli aiuti go­vernativi e alle piogge de­gli ultimi anni, che hanno consentito raccolti abbon­danti di mais. La poca industria si basa su cemen­to, sementi, fertilizzanti e stoffe. Sembrerà incredi­bile, ma nel settore stoffe, ailche in Malawi si fa sen­tire la concorrenza cinese e indiana per i prezzi mol­ta bassi. Nonostante le prove, la gente è generosa anche se ha poco e ha il senso innato della festa e dell'ospitalità. Resiste una mentalità fatalista, che porta la popolazione a far fatica nel reagire alle av­versità».

E lo stato di salute della democrazia?

«Fino al 1992 governava una dittatura di destra di stampo paternalista. La censura era ossessiva, la polizia segreta vigilava ovunque ed era persino proibito parlare della realtà di povertà nella na­zione. Anch'io allora ri­schiai l'espulsione, perché nel giorno della festa na­zionale avevo affermato che Dio ci avrebbe giudi­cati in base all'amore e al­la carità verso il prossimo. Però, era impossibile soffo­care a lungo la sete di li­bertà. E i vescovi del Malawl hanno dato la spinta decisiva nel 1992 con una coraggiosa Lettera pasto­rale collettiva per denun­ciare la situazione del Pae­se. Fu stampata nella tipografia monfortana di Mangochi. La risposta governa­tiva non si fece attendere: venne appiccato un incen­dio che causò danni ma non la distruzione della ti­pografìa. L'intervento del vescovi diede inizio al cam­mino che ha portato alla li­bertà e alla democazia».

La voce della Chiesa è ascoltata?

«Noi vescovi siamo con­sultati dal governo e dal­l'opposizione. Una volta abbiamo dovuto sospen­dere i lavori della Confe­renza episcopale perché il governo voleva un parere urgente sulla distribuzio­ne degli aiuti esteri. E sem­pre noi vescovi ripetiamo che prima di tutto viene il bene della nazione, non le beghe politiche».


Carmelo Epis da L'Eco di Bg. del 24-09-07

Vescovo Pagani - visita Malawi


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