A PROPOSITO DELLA
LETTERA DI UN DOCENTE CIRCA IL MONTEORE
Leggiamo
con attenzione lo scritto di un docente che esprime le proprie
impressioni sul monteore.
La prima
considerazione va allo stile: l'ironia pervade la lettera, per
sfociare nel finale in un sarcasmo di dubbia efficacia. Si dice che
scrivere ricorrendo all'ironia sia segno di intelligenza; lo stesso
dicasi del lettore che, cogliendo i riferimenti ironici, si diletta e
sorride. Tuttavia in questo caso il ricorso all'ironia è
sembrato fuori luogo: fare dell'ironia sugli studenti affidati alle
cure istruttive ed educative dei docenti sia un'operazione troppo
delicata e che necessita, oltre "dell'intelligenza", di una
sensibilità particolare, permeata di quella forma di
attenzione che è l'empatia, della quale l'estensore dello
scritto è privo; a ciò aggiungiamo l'aggravante
dell'assenza di rispetto verso il lavoro di ragazzi che hanno avuto
il coraggio di imbarcarsi in un'avventura irta di difficoltà.
Si può capire il disagio di un docente che durante queste
giornate perde i propri punti di riferimento: la mia classe, la mia
materia, il mio ruolo ... Si può capire colui che ritiene
quella situazione ambientale confusa, caotica, ... una perdita di
tempo ( e qui sarebbe interessante aprire una riflessione su cos'è
il tempo, quale tempo, del docente? dello studente? del sono
avanti/indietro col programma...).
Ciò che è più
diffìcile capire è l'assenza di una critica
costruttiva, che colga l'evento nel suo complesso, uscendo
dall'autoreferenzialità, per cui tutto ciò che non
rientra nella propria mappa concettuale, nella propria visione della
scuola, dell'istruire, dell'educare ... va espulso, mortificato,
delegittimato. Le istanze presenti nella scuola sono molteplici e
tutte devono avere asilo, diritto di espressione, diritto di essere
agite; compito di tutti è quello di cooperare, pur da punti di
vista e finalità diverse, per rendere possibile quello che è
il fine comune:
incrementare
la capacità di comprendere e comprendersi nel senso
etimologico di tenere/tenersi insieme, oltre che nell'accezione di
capire.
Albino,
25 febbraio 2008
Cesare Zambelli, Funzione
Strumentale C.I.C.