VIOLENZA SULLE DONNE

Il
corso sulla violenza sulle donne, tenuto da Gilda e Roberta di 4^E, ha parlato di
questo abuso che si può manifestare in diversi modi.
La violenza maggiormente esercitata sulle donne è quella dell’abuso. Esso è l'uso improprio di un'altra persona per altri scopi, generalmente senza loro consenso o sotto pressione fisica o psicologica o perché sottoposta a costrizione fisica e/o psicologica,e/o perché non consapevole delle proprie azioni (ad esempio per via dell'età, di una particolare condizione psico-fisica, etc).
Correlata alla violenza c’è lo stupro che, secondo la definizione del codice penale italiano, è la costrizione mediante violenza o minaccia a compiere o subire atti carnali. E’ stato calcolato che esso avviene ogni due minuti circa in tutto il mondo. La miglior difesa, durante questa violenza, sarebbe quella di gesticolare per cercare di essere visti o assecondarlo. Ovviamente la vittima, nella maggior parte dei casi la donna, duramente traumatizzata dalla violenza, può avere difficoltà a ritornare a una vita normale. Spesso ha perdita di concentrazione e cambio improvviso delle abitudini alimentari e legate al sonno, rimozione di cose – luoghi, pensieri, sensazioni- che ricordino la violenza, ansia. Lo stupro è una piaga che colpisce ogni parte del globo: i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità fissano tra il 14 ed il 20 per cento il numero di donne che, negli Stati Uniti, subiscono uno stupro durante il corso della vita. Percentuali analoghe in Canada, Corea e Nuova Zelanda.
In questa categoria di crudeltà possiamo trovarci anche la prostituzione. E’ una forma di violenza sulle donne in quanto, nella maggior parte dei casi, sono costrette a mettersi a servizio per fare cose per le quali sono minacciate. Molte ragazze dell’est Europa arrivano nel nostro paese, soprattutto nel nord Italia, con sogni di vita migliore e per guadagnare. Per procurarsi del denaro vengono ricattate dai loro aguzzini che non possono denunciare per non morire. In Italia, la prostituzione non è legale dopo la legge Merlin (febbraio 1958) con la quale veniva decisa l'abolizione della regolamentazione della prostituzione nel nostro paese e, contestualmente, veniva avviata la lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui. Conseguentemente veniva decisa la soppressione delle case di tolleranza. Negli ultimi si è ripresentata l’idea di riaprire le case chiuse con un disegno di legge. In altri paesi, per esempio il Brasile e in Costa Rica, essa è legale se è in proprio, ma guadagnare dalla prostituzione altrui è illegale. Secondo alcuni dati della commissione Affari sociali della Camera nel 2003, le prostitute sarebbero in Italia dalle 50mila alle 70mila. Almeno 25mila sarebbero immigrate, 2mila minorenni e più di 2mila le donne e le ragazze ridotte in schiavitù e costrette a prostituirsi. Il 65% delle prostitute lavora in strada, il 29,1% in albergo il resto in case private. Il 94,2% delle prostitute sarebbero donne, il 5% da transessuali e lo 0,8% da travestiti I sondaggi dimostrano anche che la maggiore concentrazione di prostitute è nel milanese con il 40% e di seguito Torino con il 21%; ciò può essere causato dal maggiore potere economico delle due città e dal maggiore giro d'affari che ne può scaturire.
Giulia Merelli 3^M