Ultima modifica: 5 Dicembre 2018

Lo scrittore Michele Cocchi al Romero di Albino

Lo scrittore Michele Cocchi al Romero di Albino

Da sinistra Giorgio Scudeletti e Michele Cocchi

Michele Cocchi, lo scrittore pistoiese autore del romanzo “La casa dei bambini”, vincitore del premio Comisso 2018, ha incontrato il 10 novembre 2018 al “Romero” di Albino più di cento ragazzi dei licei.

Per l’autore è stata la prima occasione di confrontarsi con gli studenti in una scuola fuori dalla Toscana. Ospite della biblioteca “Librarium”, Cocchi, trentanovenne, ha interloquito con i ragazzi sollecitato da domande che hanno spaziato intorno a vari temi.

Per lo scrittore pistoiese che è psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza la narrativa è un secondo mestiere. A questo proposito ha chiarito come esista per lui un punto d’incontro tra scrittura e psicoterapia che sta nel racconto delle storie, queste sono l’essenza di entrambi i suoi ambiti di attività.

Cocchi ha ricordato che gli inizi come narratore risalgono ai tempi dell’università durante i quali cominciò a coltivare la passione per la scrittura, che ha poi consolidato e affinato frequentando alcuni laboratori presso la nota Scuola Holden fondata da Alessandro Baricco.

Michele Cocchi al Romero di Albino

Dopo avere animato una rivista letteraria, fece il suo esordio con i racconti raccolti in “Tutto sarebbe tornato a posto”, nel 2010 grazie all’interesse e alla passione di una casa editrice a sua volta quasi agli esordi, la Eliot, disposta a rischiare su scrittori giovani e semisconosciuti. Negli anni successivi sono arrivati il suo primo romanzo “La cosa giusta” (Effigi Edizioni) e poi il fortunato “La casa dei bambini”.

Come per le opere precedenti anche questo libro è in parte fondato su una vicenda autentica, quella di un bambino ucraino seguito dallo scrittore come terapeuta L’esperienza dell’abbandono e il processo di crescita costruito anche intorno alle relazioni amicali sono gli spunti che l’autore toscano ha utilizzato per creare le vicende del romanzo, il cui nucleo è l’esperienza della crescita in un orfanotrofio e l’importanza dei legami di amicizia . In esso sono confluite anche le storie di altri bambini e ragazzi conosciuti dallo scrittore, che proprio a alcuni di loro ha dedicato “La casa dei bambini”.

I numerosi studenti che affollavano l’auditorium del “Romero” hanno interagito con l’autore ponendo diverse domande riguardanti non solo la scrittura, ma anche il suo lavoro e la sua esperienza di psicoterapeuta.

Cocchi ha raccontato di essere giunto alla propria scelta universitaria e professionale dopo diverse incertezze tra l’ambito scientifico e quello umanistico trovando nella psicologia la sintesi tra i due ambiti, spinto anche dalla volontà di una migliore conoscenza di sé e della propria storia. Una domanda riguardante la lettura vista secondo la prospettiva di un terapeuta che lavora con i giovani ha aperto un’interessante dibattito sul significato e l’importanza del leggere oggi per chi è in età scolare. Lo scrittore è consapevole di quanto la lettura oggi sia una componente non più primaria nella costruzione dell’immaginario e della conoscenza dei ragazzi, che trovano spesso Youtube e nelle serie televisive una risorsa più immediata e più coinvolgente. L’imporsi delle immagini che in apparenza richiedono uno sforzo di concentrazione minore rispetto alla lettura non va demonizzata a priori.

Michele Cocchi al Romero di Albino

Per Cocchi, anzi, i racconti di un buon youtuber, il materiale visivo che si trova nel Web o una fiction di qualità sono vie valide per appassionarsi alle storie e aprirsi alla conoscenza. Visto il grande amore dei giovani per la musica, anche gli audiolibri che diventano sempre più numerosi possono diventare una valida alternativa alla lettura. Ciononostante quest’ultima continua a avere un suo importante valore, probabilmente unico, di conoscenza della realtà e dell’uomo secondo le prospettive e le idee dei singoli scrittori.

Per questo va stimolata, cercando di scovare le giuste modalità per proporla. Bisogna riflettere sul fatto che la buona abitudine alla scoperta delle storie scritte va educata precocemente. Già nell’infanzia andrebbe stimolata l’attitudine prima alle storie e poi alla lettura di narrativa in modo che si crei una base importante per il futuro desiderio di scoprire la pagina scritta e lasciarsene catturare.

Giorgio Scudeletti

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